scritto da alessio spinelli
Il 6 gennaio sono arrivato a Mysore, con l’intento di unire lo studio dello yoga al viaggio di nozze con Sara. Non potevamo immaginare quanto questa esperienza ci avrebbe trasformati e arricchiti.
Ad accoglierci abbiamo trovato Elena e Andrea, già lì da metà dicembre.
Il viaggio da Bangalore a Mysore è stato già di per sé un’avventura incredibile: alle 4 del mattino la città era già viva, con negozi aperti dall’alba, animali e persone ovunque, e persino mucche sacre che camminavano tranquille per le strade. Mi sembrava di essere atterrato su un altro pianeta. Nei primi giorni ci siamo abituati lentamente alla nuova routine e ai ritmi indiani, così diversi da tutto ciò che conoscevamo. Nei primi giorni ci siamo abituati lentamente alla nuova routine e ai ritmi indiani, così diversi da tutto ciò che conoscevamo.
Ho iniziato a praticare immediatamente con Vijay Kumar, maestro di Ashtanga Yoga dalla dolcezza e competenza rare.
La sua shala è frequentata da praticanti da tutto il mondo che arrivano qui per nutrirsi della bellissima energia che Vijay riesce a trasmettere.
Per un mese mi ha guidato con i suoi consigli, i suoi aggiustamenti e la sua presenza calma ma intensa. I suoi satsang domenicali hanno spalancato la mia mente a una comprensione più profonda dello yoga, accendendo in me il desiderio di esplorare ciò che sta dietro la pratica quotidiana.
Grazie a Elena, abbiamo incontrato Arvind, insegnante di filosofia Advaita. Con lui abbiamo trascorso cinque pomeriggi a settimana, traendo spunti preziosi dagli Yoga Sutra e dalla Bhagavad Gita, riflettendo insieme sul senso più profondo della nostra pratica. Al mattino, dopo la pratica, mi recavo da Jayashree, insegnante di sanscrito, per imparare il chanting degli Yoga Sutra.
Essere lì in quella stanza dove così tanti praticanti hanno studiato é stato un dono incredibile. Recitare i Sutra, anche senza comprenderne completamente il significato, ha un effetto potente: le parole entrano dentro di te e fanno il loro lavoro silenzioso.
Mysore è una città affascinante: non è solo la culla dell’Ashtanga Yoga, ma anche un luogo vibrante, con mercati colorati e profumati, fiori di ogni genere e una vita quotidiana che pulsa ovunque. Una sera siamo stati con Elena a vedere il palazzo di Mysore illuminato da 100.000 lampadine: uno spettacolo unico, che rimarrà impresso nella memoria.
Durante questo mese ho conosciuto praticanti provenienti da tutto il mondo, condividendo esperienze, quotidianità e risate. Sono nate amicizie che porterò avanti nel tempo e ricordi che custodirò per sempre.
Mysore non è solo una città da visitare: è un luogo dove lo yoga diventa esperienza viva, dove la mente si apre e il cuore si espande.
Tornare a casa dopo questo mese significa portare con sé non solo una pratica più consapevole, ma anche l’essenza di un mondo che, per chi ha occhi e cuore aperti, è davvero magico.
La mia partenza è solo un arrivederci. Ci tornerò presto.
Alessio