Scritto da NOELIA BAQUERIZO
La comodità rende le cose preziose in cose mondane, quotidiane, noiose e scontate. Pensiamo all’acqua, siamo abituati ad aprire il rubinetto, riempire un bicchiere e bere, a Milano ci sono anche delle fontanelle in giro per la città dove puoi bere in qualsiasi momento. L’acqua resta comunque una delle fonti di vita, non potremmo vivere senza di lei. Ma allo stesso momento portare l’attenzione al grande regalo che è ogni goccia d’acqua che beviamo, che usiamo per lavarci il viso o i denti, per fare la doccia o per semplicemente lavare il cestino dell’umido ci sembrerebbe un’esagerazione.
Il mio punto con tutto questo è che spesso normalizziamo cose di grande valore, capita anche con le frasi che poi diventano dei cliché. Ad esempio il concetto di “stare nel presente”, sembra quasi banale e spesso è una frase che quando ci viene detta vorremmo girare gli occhi indietro e dire “lo so, anch’io voglio vivere nel presente ma non è sempre così facile”. Ed è assolutamente vero, non è facile per niente, abbiamo un’infinità di pensieri che riguardano i momenti difficili del nostro passato che magari stiamo attraversando proprio in quel momento. Oppure portiamo la nostra attenzione alle bollette che devono arrivare, al viaggio che bisogna pianificare, al regalo di quel caro amico che sta per fare gli anni.
La pratica dell’Ashtanga Yoga può essere un modo per praticare questo stare nel presente:
quando noi ci muoviamo sul nostro tappetino bisogna davvero pensare ai movimenti, al respiro, allo sguardo e ai bandha. Sembra quasi un compito impossibile all’inizio, soprattutto quando dobbiamo ancora imparare la sequenza o come fare le posture, di sicuro non è qualcosa di naturale quando incominci il tuo percorso.
Col tempo però impari i movimenti, impari anche la sequenza, inizi a praticare in autonomia, ti vengono anche aggiunte nuove posture alla tua pratica e hai una sensazione di “ce la sto facendo”, ed è vero. Ma, di solito quando si arriva a questo punto in cui i movimenti vengono quasi in automatico, ci dimentichiamo di ciò che fa diventare lo yoga, “yoga” e non un altro sport.
Iniziamo a praticare ma pensiamo a tutt’altro invece che alla pratica: tanto il respiro Ujjayi viene da solo, le posture le conosci bene, magari devi solo concentrarti quando fai la postura che hai appena ricevuto. Ci muoviamo sul tappetino ma non stiamo più portando la nostra attenzione a quello che stiamo facendo. Certo, il benessere che ci regala la pratica arriva lo stesso, ma magari la nostra pratica non è più quella pausa dalla routine di ogni giorno, bensì è diventata parte di essa.
Quest’anno per me è stato sfidante da tanti punti di vista: in diversi ambiti della mia vita sto sanando ferite e ricostruendo la mia versione più autentica. Spesso mi ritrovo a pensare al passato, alle cose che sono successe e a come mi hanno fatto sentire; questo ha provocato momenti in cui mi sono sentita sopraffatta. Ma devo dire che ho trovato la mia pratica di grande aiuto nel trovare un po’ di pace:
è diventata il momento della mia giornata in cui mi sforzo di pensare solo a quello che sto facendo in quel momento.
Faccio il conteggio in sanscrito nella mia testa oppure penso solo al respiro, o porto la mia attenzione ai muscoli che devo attivare per fare il salto in avanti.
La cosa più normale è ritrovarmi a metà pratica a pensare al passato, ma in quel momento torno con la mia attenzione al conteggio o al respiro. Non è sempre facile, però sto imparando a fare la mia pratica con tutta me stessa: mente e corpo. Cosa che mi permette poi di farlo anche durante il resto della mia giornata.
Come direbbe Elena, alla fine “la nostra pratica yoga è una metafora della nostra vita”, ed è proprio per questo che capire la potenza di questo grandissimo strumento e riflettere su tutto quello che ci può far vedere di noi stessi — e tutti i modi nei quali può essere la “palestra” per mettere in pratica tutto ciò di cui abbiamo bisogno — ci arricchisce nella nostra vita quotidiana.
Non posso finire questo articolo senza parlare del respiro, il nostro compagno da quando entriamo in questa dimensione. Sicuramente, ma anche naturalmente direi, ci dimentichiamo di lui che ci dà vita in ogni inspirazione, ma è anche un grandissimo strumento per vivere nel presente. Stai pensando a qualcosa che ti toglie la pace? Pensa solo al tuo respiro, cambia il dialogo nella tua testa in due semplici parole: “inspira” ed “espira”. Ogni volta che la tua mente torna a quell’argomento al quale sai che non ti serve più dare spazio, sposta la tua attenzione e cambia il dialogo: “inspira”, “espira”. Non c’è un momento in cui non lo potrai fare, il respiro è sempre lì per te.