Lasciarsi Aggiustare

Scritto da NOELIA BAQUERIZO

La pratica degli asana nell’Ashtanga Yoga ha alcuni aspetti che potremmo considerare particolari. Ad esempio, il fatto che uno dei passaggi fondamentali sia quello di arrivare a praticare in autonomia (modalità tradizionalmente chiamata Mysore Style in onore della città in cui si è sviluppata).

Una volta imparata la sequenza nelle classi guidate, si inizia a praticare senza un’insegnante che ci dica cosa fare, e il ruolo dell’insegnante cambia completamente. Questa è la modalità di avvicinamento alla pratica che proponiamo a La Yoga Shala. Personalmente, trovo che l’universalità di questa disciplina sia una delle caratteristiche più belle dell’Ashtanga: 
 
 

la possibilità di entrare in una shala in qualsiasi parte del mondo e ritrovare la stessa identica pratica.

 Ogni volta che viaggio cerco un posto per praticare, anche se solo per un giorno; questo mi ha permesso di frequentare scuole in cui non ci sono classi guidate e dove anche i praticanti più principianti eseguono il Mysore Style.

Nella pratica autonoma l’insegnante ti osserva. Pratica dopo pratica ti conosce di più — cogliendo i limiti e le possibilità del tuo corpo — e piano piano inizia a intervenire attraverso aggiustamenti posturali e parole mirate. Ti dà consigli su come eseguire certe posizioni in modo più adatto al tuo corpo e, allo stesso tempo, più vicino a quello “ideale”.

Ed è qui che succede una cosa bellissima. A me piace pensare a una delle verità più assolute del praticare, che è anche una frase che Elena dice spesso:

lo yoga è una metafora della vita.

Quando ho iniziato a fare Ashtanga ero alle Maldive, in un ritiro con Elena, dove mi sono trovata in modo inaspettato e involontario. Nel senso che non lo stavo cercando e non avrei mai pensato di fare yoga nella mia vita: sono finita sul tappetino perché invitata da lei, che all’epoca era la madre del mio ragazzo. Dopo 10 giorni di lezioni guidate sono tornata a Milano con il pallino in testa e ho iniziato a praticare da sola a casa. È passato un anno in questo modo, finché non ho messo piede in shala e ho iniziato a vivere gli aggiustamenti in maniera quotidiana.
 
Da quando sono piccola, ho sempre fatto fatica ad accettare aiuto dalle persone che mi circondano. Le prime volte che mi correggevano la postura, in realtà la vivevo come una lezione: “devo aprire bene il petto” o “devo cercare di tenere allineate le braccia”. Dopo poco tempo, però, ho iniziato a vivere ogni aggiustamento con molto peso e fatica, come se significasse che avevo fallito, che ancora non riuscivo a fare le cose bene e che avevo bisogno di essere di più (più stabile, più forte, più flessibile).
 
Con il passare degli anni — perché davvero ho avuto questo mindset per anni — ho imparato a vivere gli aggiustamenti con sollievo, prendendoli per quello che sono. Oggi, quando arriva qualcuno a darmi una mano in Utthita Hasta Padangusthasana, sono grata per quel sostegno, pur essendo consapevole della strada che ho ancora davanti e del fatto che, nonostante l’aiuto dell’insegnante, ci lavoro comunque io sulla postura per riuscire a farla da sola in futuro.
 
Sì, anche in questo lo yoga si è rivelato uno strumento che mi ha permesso, finalmente, di accettare aiuto. 
Ma dentro questa stessa azione ci sono tanti altri insegnamenti: come l’accettare che a volte dobbiamo lavorare proprio su ciò che pensiamo di aver già acquisito, come quando vieni corretto in una postura che sei convinto di fare perfettamente. Oppure scoprire che a volte una mano, un piccolo aiuto, può portarci un grandissimo sollievo. Poi ci sono aggiustamenti come quello in Kurmasana, che ci insegnano come, grazie a un aiuto esterno, possiamo compiere azioni incredibili che non avremmo mai pensato di poter fare, come mettere le gambe dietro la testa.
 
Avere fiducia nella pratica, nel caso dell’Ashtanga, credo significhi anche questo. Le riflessioni a cui ci chiama ci portano sempre alla crescita, a patto che glielo permettiamo. 

Questa crescita ci trasforma in una versione di noi più autentica, libera da pensieri limitanti e cosciente del fatto che le nostre possibilità sono infinite, spesso più grandi e belle di quello che possiamo immaginare.

Noe