Scritto da SARA MANTIONE
Nella visione moderna della nutrizione, le proteine vengono spesso considerate il nutriente principale per costruire muscoli, sostenere il metabolismo e mantenere energia e vitalità. Non si può dire certo il contrario ma quando si vive in un mondo dove tutti i nostri bisogni sono dettati dal marketing, il dubbio è dietro l’angolo e sacrosanto per la nostra integrità mentale.
Agli scaffali del supermercato troviamo etichette come: “uova high protein”, “yogourt proteico”, “crema di nocciole ultra poteica e fit”. E noi le mettiamo nel carrello senza pensare che le uova, lo yogurt e le nocciole SONO Già PROTEICHE: l’idea è quella di vendere ghiaccio agli eschimesi insomma e noi ci caschiamo in pieno. O forse no.
L’Ayurveda in questo ci viene in aiuto, osservando il tema da una prospettiva più ampia: non conta soltanto “quante” proteine assumiamo, ma soprattutto come il corpo le digerisce, le assimila e le trasforma in tessuti vitali.
Non siamo tutti uguali, e questo è un mantra. Ogni corpo è diverso, ogni storia, ogni mente, ogni vissuto, ogni familiarità.
Secondo l’Ayurveda, infatti, nessun alimento è benefico in assoluto. Anche il cibo più nutriente può diventare fonte di squilibrio se il sistema digestivo non è in grado di elaborarlo correttamente.
Alla base della nutrizione ayurvedica c’è il concetto di Agni, il “fuoco digestivo”. Ne abbiamo 13 di Agni, ma qui parliamo soprattutto di Jatharagni, che si trova in stomaco e intestino.
Quando Agni è forte ed equilibrato, il corpo riesce a trasformare il cibo in energia, forza e tessuti sani. Quando invece è debole o irregolare, anche alimenti ricchi di proteine possono generare tossine metaboliche, chiamate Ama. Innanzitutto dunque, una sana digestione: possiamo assumere tutte le proteine che vogliamo, ma se le trasformiamo in tossine, queste non serviranno a nulla se non ad incentivare infiammazioni.
Per questo motivo, l’Ayurveda non promuove eccessi proteici né diete standardizzate. La qualità della digestione è più importante della quantità introdotta.
Un eccesso di proteine pesanti, fredde o difficili da digerire (latticini e formaggi per esempio, o i tanto di moda overnights oats) può infatti avere effetti nel lungo periodo come rallentamento del metabolismo, aumentare senso di pesantezza e gonfiore, creare accumulo di tossine con conseguenti infiammazioni, affaticare intestino e fegato, aumentare squilibri di Kapha sia a livello fisico che mentale.
L’Ayurveda privilegia alimenti naturali, freschi e facilmente digeribili. Tra le fonti proteiche considerate più equilibrate troviamo: legumi decorticati come mung dahl e lenticchie rosse, latte e derivati di buona qualità se ben tollerati e con parsimonia, ghee, frutta secca, semi oleosi, cereali integrali combinati con legumi, occasionalmente carne o pesce, soprattutto per persone molto debilitati o con forte consumo energetico.
Una preparazione corretta di cibi proteici è fondamentale per mantenere Agni attivo e forte durante l’intera digestione. Per questo è importantissimo cuocerli con spezie digestive come: zenzero, cumino, coriandolo, finocchio, curcuma, salvia, rosmarino, senape nera, semi di finocchio, timo, per dirne alcune.
L’Ayurveda considera i legumi nutrienti ma potenzialmente difficili da digerire, specialmente per chi ha una costituzione Vata predominante, il cui andamento digestivo è altalenante, passando da molto forte a molto debole a seconda della giornata. Per migliorarne la tollerabilità meglio usare un ammollo prolungato, una cottura lenta, l’uso delle spezie sopra citate, un abbinamento ad un cereale, che siano calde e ben cotte. Mai la sera, sempre a pranzo.
Le proteine animali: sì o no?
L’Ayurveda non impone un’alimentazione rigidamente vegetariana. Alcuni testi tradizionali prevedono anche l’uso terapeutico di carne e brodi animali in casi specifici di debolezza, convalescenza o grave deplezione e per alcuni periodi.
Tuttavia, in generale gli alimenti animali sono considerati più pesanti da digerire, richiedono un Agni forte e possono aumentare Ama se consumati in eccesso. E non apriamo la sfera spirituale, di cui l’Ayurveda tiene ampiamente conto.
Le esigenze proteiche cambiano quindi da individuo a individuo, in base al proprio Dosha dominante e all’eventuale squilibrio.
Vata ha bisogno di proteine nutrienti, calde e ben cotte. Come per esempio zuppe di legumi (attenzione: zuppe, non legumi cotti in altri modi), latticini tiepidi, frutta secca meglio se frullata, pasti regolari.
Pitta necessita di proteine moderate e rinfrescanti: legumi leggeri ogni tanto, latticini freschi, semi, evitare carni e cibi troppo speziati.
Kapha trae vantaggio da proteine leggere e asciutte: legumi, spezie stimolanti, riduzione o eliminazione totale di latticini e carni.
La cultura contemporanea spesso associa salute e forma fisica a un alto consumo proteico. L’Ayurveda invita invece alla moderazione. Un eccesso di proteine, secondo la visione ayurvedica, può dunque sovraccaricare Agni e rendere la digestione meno efficiente.
Il principio ayurvedico fondamentale è l’equilibrio: il cibo deve nutrire senza appesantire.
Secondo l’Ayurveda, le proteine non sono soltanto “mattoni” per il corpo, ma parte di un processo più complesso che coinvolge digestione, energia vitale, equilibrio mentale e armonia individuale.
Meglio quindi scegliere alimenti adatti alla propria costituzione che favoriscano la digestione e mangiare con regolarità e consapevolezza di quello che stiamo ingerendo.
In questa prospettiva, il vero nutrimento non dipende solo da ciò che mangiamo, ma da ciò che riusciamo davvero a trasformare in energia e vitalità.
Sara
Sara Mantione - Esperta Operatrice Āyurveda
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