scritto da beatrice acquistapace
L’Ashtanga Yoga è uno stile dinamico e intenso, che richiede presenza, forza e determinazione. Coinvolge profondamente corpo, mente e respiro:
per questo non è solo movimento fisico, ma una pratica olistica a 360°.
La sequenza è impegnativa e il ritmo incalzante fin dai saluti al sole, soprattutto dal saluto B. Le posture (asana) diventano via via più complesse, faticose e talvolta contorsionistiche man mano che si procede nella sequenza. Se osservate nella loro forma completa, possono apparire inizialmente irraggiungibili.
Tuttavia, ogni postura e ogni movimento possono essere modificati e adattati a ciascun corpo, tenendo conto di rigidità, dolori, traumi e limitazioni. Finché si rimane all’interno del framework della sequenza — elemento distintivo e imprescindibile dell’Ashtanga Yoga — sono possibili diverse varianti, purché aiutino il praticante a lavorare in modo progressivo verso la versione completa della postura.
Per questo motivo, l’Ashtanga Yoga è per tutti: accessibile e adattabile a ogni corpo. Inoltre, la pratica in stile Mysore — ovvero autonoma, seguendo il ritmo del proprio respiro una volta memorizzata la sequenza — consente a ogni studente di rispettare i propri tempi e di soffermarsi maggiormente sui passaggi più sfidanti o su quelli che richiedono maggiore attenzione per via di dolori o traumi. Al contrario, in una pratica guidata si è portati a seguire il ritmo del gruppo, che può risultare troppo veloce e, in assenza di sufficiente familiarità e fluidità nei movimenti, aumentare il rischio di infortuni.
Se quindi l’Ashtanga Yoga è per tutti, non è però da tutti.
È una pratica che richiede continuità e costanza: la volontà di intraprendere un percorso trasformativo i cui risultati emergono nel tempo, non nell’immediato.
Attraverso la ripetizione, ogni movimento acquista progressivamente maggiore profondità, pienezza e consapevolezza. Basandosi su sequenze fisse, ogni praticante si confronta inevitabilmente con le proprie difficoltà, oltre che con i propri punti di forza. Gli ostacoli devono essere riconosciuti, affrontati e superati — un processo che richiede impegno e determinazione.
Nel tempo, la pratica dell’Ashtanga Yoga porta a trasformazioni non solo fisiche, ma anche nel modo di pensare, nell’approccio alla vita e nelle relazioni con gli altri. Quando l’interesse va oltre la dimensione puramente fisica degli asana, alcuni cambiamenti avvengono in modo naturale. Lo studio degli Yama e Niyama — i principi etici dello Yoga — può offrire una prospettiva più profonda e consapevole sulla vita.
Tra i cambiamenti più comuni c’è, ad esempio, la scelta di adottare un’alimentazione vegetariana, ispirata al principio di Ahimsa, ovvero la non violenza verso sé stessi, gli altri, gli animali e il pianeta. Un altro esempio riguarda lo stile di vita: la pratica quotidiana al mattino presto, porta spontaneamente a modificare i propri ritmi, favorendo l’andare a letto presto la sera, un pasto più leggero a cena e, nel complesso, abitudini più sane.
L’Ashtanga Yoga è per tutti, se approcciato in modo graduale e adattato alle proprie possibilità, sotto la guida di un insegnante.
Ma è davvero per chi sceglie di dedicarcisi con costanza, di affidarsi alla pratica e di lasciare che i suoi frutti emergano nel tempo, senza fretta né ambizione.
Bea