La Pratica

Una pratica per tutti, ma non da tutti

L’Ashtanga Yoga è uno stile dinamico e intenso, che richiede presenza, forza e determinazione. Coinvolge profondamente corpo, mente e respiro: per questo non è solo movimento fisico, ma una pratica olistica a 360°.

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Il mio mese a Mysore: yoga, scoperta e magia dell’India

Il 6 gennaio sono arrivato a Mysore, con l’intento di unire lo studio dello yoga al viaggio di nozze con Sara. Non potevamo immaginare quanto questa esperienza ci avrebbe trasformati e arricchiti.
Ad accoglierci abbiamo trovato Elena e Andrea, già lì da metà dicembre. Il viaggio da Bangalore a Mysore è stato già di per sé un’avventura incredibile: alle 4 del mattino la città era già viva, con negozi aperti dall’alba, animali e persone ovunque, e persino mucche sacre che camminavano tranquille per le strade.

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Trasformazione e gratitudine verso l’insegnamento

Quando penso ai miei dieci anni di pratica dell’Ashtanga Yoga, la prima immagine che mi viene in mente non è quella delle sequenze fluide o della fatica mattutina per arrivare in shala. È il volto di Elena e degli assistenti che via via mi hanno accompagnato nella pratica.

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“Conquistare” le posture

Questa settimana sono riuscita per la prima volta a scendere in ponte da sola. Ho dovuto fare un grande lavoro di schiena per arrivarci, ho una scoliosi doppia, il che ha reso il percorso a tratti faticoso. Negli ultimi mesi, il mio unico blocco era la paura di farmi male nel lasciarmi andare indietro con le mani, anche se sapevo che prima o poi sarei riuscita a farlo.

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Pensieri “yogici”

Condivido un po’ di miei pensieri. Spero possano essere utili.

Lo yoga mi ha insegnato la pazienza
Praticare yoga mi ha insegnato molte cose, ma tra tutte, la lezione più preziosa è stata la pazienza. Non una pazienza passiva o rassegnata, ma quella qualità profonda che nella tradizione yogica viene chiamata titiksha: la capacità di restare presenti nel disagio, di attraversare la difficoltà con dignità e quiete interiore.

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Quando il corpo ci delude

Questa mattina mi sono alzata presto e sono andata in Shala per praticare, essendo venerdì mi sono affrettata per arrivare in tempo per praticare e finire entro le 9:30. Ho srotolato il mio tappetino, ho fatto due esercizi per riscaldare ginocchia e gambe prima di iniziare e poi mi sono portata in piedi per il mio mantra e per incominciare la prima serie.

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La pratica e il riposo forzato

Chi pratica Ashtanga con costanza e da un po’ di tempo, spesso viene frainteso dalle persone che ha più vicino. Abitudini come svegliarsi presto la mattina per praticare, mangiare poco la sera anche quando si esce a cena, andare a letto presto e portare il materassino con sé in viaggio per il mondo durante le vacanze sembrano sforzi o sacrifici inutili, per chi non conosce il mondo dello yoga.

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Il motivo per cui lo facciamo

Sono sempre stata una persona che, in modo quasi inconsapevole, si crea delle routine, le quali (grazie alla mia determinazione) si trasformano in una specie di obbligo nella mia giornata. Divento quasi dipendente da questa attività che devo fare o dalla “regola” che mi sono autoimposta e devo seguire.

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Aprirsi e Lasciarsi Andare alle Possibilità

Settimana scorsa ho letto un interessante articolo scritto da una mia compagna di questo incredibile viaggio interiore nel mondo dello yoga. L’articolo riguardava la paura, un sentimento che conosco molto bene e mi accompagna, fedelissimo, da che ho ricordi. Sono sempre stata fin da piccola una bambina paurosa; ogni momento di libertà e gioco è sempre stato accompagnato da una raccomandazione: “non farti male”, “non cadere”, “fai attenzione”.

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